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Rubrica: “L’esperto Risponde”, le Risposte

Benvenuti alle risposte della rubrica l’Esperto Risponde del dottor Anemone.
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Esistono dati sull’abbandono scolastico dei gifted? Ho trovato uno studio del 2000 che parla di 63%, ci sono studi più recenti?

Non abbiamo studi in Italia sull’abbandono scolastico dei gifted. Sarebbe interessante avere il riferimento bibliografico della ricerca a cui si riferisce la domanda ma verosimilmente sono dati citati da Joyce Van Tassel-Baska che parla di rendimento sotto le attese nel 63% dei bambini APC da lei studiati, non di abbandono scolastico.
È piuttosto difficile avere dati sull’abbandono scolastico in Italia negli APC poiché soltanto a un’esigua minoranza di studenti viene rilevato il QI (e, tranne in casi particolari, il dato resta di conoscenza soltanto della famiglia).
Bisogna inoltre tenere conto che, nella maggior parte dei casi, una valutazione diagnostica viene effettuata quando si manifestano difficoltà e, così facendo, le statistiche sugli APC non terranno conto di quella quota di persone con QI molto elevato che non manifestano alcuna difficoltà rilevante.

Sarei interessata a comprendere la doppia eccezionalità come individuarla e le caratteristiche.

Immagino che in questa domanda “doppia eccezionalità” sia usato per indicare la compresenza dell’alto potenziale cognitivo (APC) insieme a un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). La mia risposta si riferirà perciò a questa interpretazione e ora andrò al dunque.

Se avessimo un modo per identificare i bambini con APC e/o con DSA senza il bisogno di una diagnosi… non avremmo bisogno di una diagnosi.
Il problema è proprio questo: non ci sono indicatori inequivocabili di queste caratteristiche ma è necessario passare per un’apposita valutazione. Ciò non toglie che ci siano indicatori qualitativi che ci fanno sospettare della presenza di APC e/o DSA.

Riguardo all’APC, chi ha più probabilità di accorgersene è di solito un genitore che abbia figli più grandi o un insegnante/educatore poiché per lavoro vede abitualmente molti bambini. È probabile che si noti un bambino capace di apprendere più facilmente rispetto ai coetanei, molto curioso, che acquisisce competenze in maniera inaspettata rispetto a quanto si ritiene di avergli insegnato, che talvolta acquisisce tappe di sviluppo più rapidamente delle attese (linguaggio ampio e articolato rispetto all’età, precoce comprensione di numeri e quantità…), che accumula velocemente una grande quantità di conoscenze rispetto agli argomenti che trova interessanti.
In alcuni casi si parla di bambini interessati a interagire più con gli adulti che con i pari età, con avversione alle routine e tendenza a isolarsi. Queste però sono caratteristiche molto aspecifiche e in realtà possono facilmente presentarsi in diverse condizioni differenti dall’APC.

Riguardo al DSA, anche in questo caso chi ha più probabilità di accorgersene è di solito un genitore che abbia figli più grandi o un insegnante poiché per lavoro vede abitualmente molti bambini. Gli indicatori di un possibile DSA sono molti e variano in base all’età (li abbiamo raccolti qui ); neanche in questo caso sono sufficienti per avere la sicurezza di essere in presenza di un DSA ma possono essere utili per richiedere un approfondimento diagnostico. Alcuni di questi sono i seguenti: difficoltà di tipo linguistico (soprattutto in età prescolare), di memoria e apprendimento , difficoltà a esprimersi in maniera articolata , nell’ apprendere la lettura e la scrittura , nell’ automatizzare le tabelline , nel reperire vocaboli che conosce (lento nel trovare le parole), nell’ apprendere gli algoritmi di calcolo , difficoltà a orientarsi, nell’ apprendere il calendario e la lettura dell’orologio , nel distinguere la destra dalla sinistra.

La compresenza di APC e DSA (doppia eccezionalità) rende il quadro più difficile da comprendere per diversi motivi, questi sono i principali:
1. Gli insegnanti possono faticare a identificare un APC+DSA poiché, notando la discrepanza fra la sua alta capacità di comprendere e il basso rendimento scolastico, possono interpretare quest’ultimo come la conseguenza di scarso impegno (anziché di un vero e proprio deficit di apprendimento).
2. I professionisti possono avere maggiori difficoltà a identificare APC+DSA poiché un alto livello intellettivo favorisce la compensazione dei deficit negli apprendimenti. Questi ultimi saranno comunque inferiori alle reali capacità del bambino/ragazzo ma è possibile che raggiungano comunque livelli mediamente accettabili “mascherando” il DSA.

Mio figlio di otto anni a scuola è molto bravo, non ha problemi relazionali o altro ma io noto che fa i compiti e studia senza la minima organizzazione. Mi chiedo se devo insistere perché faccia un planning dei lavori da fare o comunque individui un metodo di studio o lo lascio fare come gli viene?

La parola “insistere” è rischiosa, in base alle accezioni che se ne danno rischia di diventare controproducente.
Forse il concetto di favorire la capacità e l’abitudine a pianificare i compiti da svolgere è più opportuno. Non è questa la sede in cui entrare nel dettaglio di come fare ma, in generale, è un obiettivo a cui tendere poiché andando avanti nel percorso scolastico/accademico il carico di studio si fa progressivamente più gravoso e una buona organizzazione può aiutare ad approcciare gli impegni in maniera più favorevole e diminuendo la frustrazione che ne può derivare (riducendo quindi la sensazione di non farcela).

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CONOSCIAMO MEGLIO IL DOTTOR IVANO ANEMONE
Sono uno psicologo – psicoterapeuta specialista in neuropsicologia.

Da sempre con la passione per la neuropsicologia, mi occupo attualmente di valutazioni cognitive e percorsi di potenziamento, riabilitazione e stimolazione cognitiva. In particolare il mio lavoro si incentra sull’età evolutiva (per esempio, disturbi specifici dell’apprendimento e ADHD) e sull’età adulta e senile (principalmente disturbi specifici dell’apprendimento, decadimento cognitivo e problematiche neuropsicologiche inerenti alla sclerosi multipla).

Attualmente lavoro in libera professione nel mio studio TrainingCognitivo e sono borsista presso l’UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla dell’Ospedale Bellaria di Bologna.

Mi diletto inoltre a scrivere articoli divulgativi di ambito neuropsicologico.
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